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NATIVI GUALTIERO
 
ARTISTA OPERE MOSTRE IN ASTA
 

NATIVI GUALTIERO Pistoia 1921 - Greve in Chianti 1999 Ha partecipato ai movimenti d‘avanguardia del dopoguerra: ha fatto parte del gruppo raccoltosi intorno a "Torrente" (1945).È stato fra i fondatori del gruppo "Arte d‘Oggi" (1947) e firmatario del Manifesto dell‘Astrattismo Classico (1950). Davvero singolare e anche un po’ sfortunata la storia di questo gruppo che ha goduto di un breve momento di notorietà nell’immediato dopoguerra, dal ’47 al ’49, per poi piombare, nell’incomprensione generale, in una sostanziale oscurità nel periodo immediatamente successivo. Composto da cinque artisti –Vinicio Berti, Bruno Brunetti, Alvaro Monnini, Gualtiero Nativi e Mario Nuti- il gruppo dell’astrattismo classico fin dagli inizi si lega a doppio filo a un ben preciso orientamento politico, il marxismo. L’obiettivo che i cinque artisti si pongono è quindi quello di trasporre in chiave artistica l’ideologia marxista, con uno slancio e un entusiasmo che, permeati di un vago utopismo, restano però incomprensibili ai più. A spiegare la breve notorietà dell’astrattismo classico – notorietà che a grandi linee si colloca negli anni sopra indicati-, c’è un motivo ben preciso: un movimento permeato di ideali marxisti avrebbe dovuto godere del convinto sostegno del Pci di quegli anni e del suo segretario. Non è così. La sconfessione dell’astrattismo classico, che non lascia spazio a successivi ripensamenti, viene proprio per bocca di Palmiro Togliatti. Il segretario di quello che all’epoca era uno dei più forti Partiti comunisti d’Occidente, in visita a un’esposizione a Palazzo Strozzi a Firenze nel ’49, emette un giudizio lapidario, ribadito in un’altra occasione con le seguenti parole: “…come si fa a chiamar arte questa roba (…), questa esposizione di orrori e di scemenze come un avvenimento artistico? Diciamo la verità: queste brave persone la pensano come noi tutti; nessuno di loro ritiene che o sente che sia opera d’arte uno qualsiasi degli scarabocchi qui riprodotti…”. Il gruppo abbandonato a se stesso si scioglie di lì a poco, ma non i suoi quadri che vengono suddivisi tra gli eredi dei cinque artisti. La mostra allestita al Centro Arbur ripropone per la prima volta a Milano trentadue opere, alcune delle quali in vendita, elaborate tra il ’47 e il ’50. Ciò che si nota è in effetti una forte tensione che ricorda i quadri dei futuristi, con un largo utilizzo delle forme geometriche, del colore e delle linee che, se risulta apprezzabile oggi, non è difficile immaginare le perplessità sollevate cinquant’anni or sono dal grande pubblico. I dipinti che più colpiscono sono forse quelli di Gualtiero Nativi, in un certo senso il leader del movimento, in quanto caratterizzati da un’intensa vibrazione e da un utilizzo del colore nelle sue più diverse sfumature cromatiche che portano a risultati di grande interesse. Nel progetto iniziale di Nativi, Berti, Brunetti, Monnini e Nuti l’astrattismo classico avrebbe dovuto rappresentare l’avanguardia artistica di una futura e imminente avanzata del marxismo negli strati popolari di Firenze prima e dell’Italia poi. La storia ha seguito ben altri percorsi, tuttavia l’astrattismo classico fiorentino si è ritagliato un suo spazio nella storia artistica del dopoguerra. Nativi ha fatto parte anche del Gruppo Espace di Parigi.

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