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OMICCIOLI GIOVANNI
 
ARTISTA OPERE MOSTRE IN ASTA
 

Giovanni Omiccioli (Roma, 25 febbraio 1901 – Roma, 1 marzo 1975[1]) è stato un pittore italiano, uno dei rappresentanti della cosiddetta Scuola Romana, artista fra i più popolari ed amati, specialmente dai romani de Roma a causa anche delle sue dinamiche rappresentazioni di "partite di calcio", è diventato il simbolico pittore di Via Margutta[2]. Indice [nascondi] 1 Biografia 2 Giudizio critico 3 Premi 4 Note 5 Mostre 6 Bibliografia 7 Voci correlate 8 Collegamenti esterni Biografia[modifica | modifica wikitesto] Dopo l’adesione alla Scuola Romana, nel 1928, si legò soprattutto a Mafai e ad Antonietta Raphael, collaborando spesso anche con Scipione e Raffaele Frumenti. La sua attività pittorica iniziò nel 1934; pochi anni dopo, nel 1937, presenterà tre opere alla IV Mostra del Sindacato Fascista di Belle arti. Dello stesso anno è la sua prima personale alla Galleria Apollo di Roma. Frequentò l‘Osteria Fratelli Menghi, noto punto di ritrovo per pittori, registi, sceneggiatori, scrittori e poeti tra gli anni ‘40 e ‘70 e fu attivo anche sul piano politico e, con Mario Mafai, Guttuso ed Afro realizzò la prima testata de L’Unità nel 1945, subito dopo la Liberazione. Nello stesso anno partecipò alla I Mostra dell’Arte contro le barbarie, promossa dal quotidiano comunista alla Galleria di Roma e presentata in catalogo da Antonello Trombadori, con un‘opera di forte impegno politico (La fucilazione di Bruno Buozzi).[3] Vincitore di un’edizione del Premio Marzotto con Il Pastore con la capretta, Omiccioli è stato presente nelle più importanti rassegne: di particolare rilievo l’invito con un’antologica all’Ermitage di Leningrado, la personale alla Galleria d’Arte La Medusa di Napoli; durante gli anni cinquanta partecipa a collettive a Pittsburg, Boston, Tokio, espone alla mostra itinerante nei paesi scandinavi organizzata dall’Art Club, alle Quadriennali romane del 1955, 1959 e poi del 1966, alle Biennali veneziane del 1952, 1954, 1956. Presenta nel 1959 un dipinto su faesite, Cristo crocifisso, alla VIII Biennale d’Arte Sacra a Bologna. Durante gli anni sessanta espone a tre edizioni della Rassegna di Arti figurative di Roma e del Lazio (1961, 1963, 1965) e alla VI Biennale di Roma del 1968.[4] Vaporosi e dolci, ma sorti sempre da un intenso immutato amore per la natura e per l’uomo. Alla periferia di Roma, a Scilla o nell’isola di Ustica davanti alle case dei pescatori, aveva recuperato la consuetudine en plein air, che deve all’opera, attraverso un morbido respiro di tavolozza, verità e luce. Giudizio critico[modifica | modifica wikitesto] La pittura di Omiccioli, sempre fedele al tema figurativo, si distingue per la scorrevolezza e la corposità delle pennellate e per le atmosfere cariche di suggestioni oniriche, non prive di una sentita valenza intimista che sfocia, a tratti, in un sobrio romanticismo. La scelta di ambientazioni semplici, quali i prati, gli "orti", rimandano alla sua esperienza di vita; così le partite di calcio sui campi verdi o innevati ricordano lo sport praticato a Verona quando era soldato, e i minuscoli personaggi che assistono al gioco sono emblematici della fraternità, dell’aggregazione umana intorno ad unico idea

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