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GIACOMAZZI FRANCESCO
 
ARTISTA OPERE MOSTRE IN ASTA
 

FRANCESCO GIACOMAZZI (Codigoro, 1956) Note Biografiche Francesco Giacomazzi nasce a codigoro (FE) nel 1956. In giovane età svolge l’attività di orchestrale, conseguendo l’idoneità al quinto anno del Conservatorio musicale e, nel frattempo, comincia ad interessarsi di pittura. Tiene la prima mostra all’ età di 18 anni ed è a quell’ epoca che comincia a collaborare con gallerie d’arte. Laureato presso la Facoltà di Magistero di Padova, è specialista in psicologia infantile. Hanno scritto di lui: Valeria Orsi (1998), Ennio Calabria (2002), Dionisio Da Prà (2002), Giovanni Granzotto, Antonio Caggiano, Gino Balboni e Titina Cassetta. Alcune delle ultime mostre: 2000-ExpoArte, Bari 2000-Galleria Lovetti, Ferrara 2000-Galleria Ferrari, Ferrara 2000- MiArt, Milano 2000-Università di Catania 2001- Galleria GS, Faenza 2002-Galleria Il Faro, Belvedere Marittimo 2002-Galleria Schiumerini, Cosenza L’ Artista è inoltre presente in numerose Aste, tra cui Meeting Art e Rosenberg. Francesco Giacomazzi nasce a Codigoro, in quel lembo di provincia ferrarese che già percepisce gli odori ed i profumi della pianura veneta, che è raggiunta dalle brezze della Romagna, e che, soprattutto, di queste terre cariche di storia, custodisce e tramanda memorie e tradizioni. V‘è, più o meno riposta, più o meno affiorante, in tutta la gente del ferrarese una coscienza, o forse un inconscio storico, che riporta a stratificazioni di eventi lontani, ma ancora sentiti, che accaddero nelle terre delle acque, delle valli, del Po, dove la cultura bizantina, con la sua portata di mistero, di nostalgia, di memoria d‘un passato inarrivabile, continua a cementare sentimenti, passioni, aspirazioni. Ma i ferraresi, emiliani prossimi al Veneto ed alla Romagna, sono anche gente di carne, in cui scorre un sangue caldo e ricco di sensualità, in cui il gusto non si disgiunge mai dal piacere estetico. E così anche questo artista giovane, ma colto ed attentissimo alle ragioni della propria storia, manifesta, riuscendo a fonderle perfettamente, queste due anime. Le sue figure femminili non vivono in uno spazio asettico, se pur indefinito, non sono estranee, pur immerse in un ‘atmosfera rarefatta, alla vita, al mondo, al quotidiano. Trasudano una sensualità sottile, ma profonda, completa, ammiccando ad una morbida ed accogliente femminilità. Ma sempre presente e pronta a riaffiorare è la vocazione al sogno, all‘elegia: quella sensazione di trasalimento che pervade tutti i suoi quadri, secondo una iconografia che si rifà più che al decorativismo bizantino, a certi stilemi tardomanieristi. Talvolta il mestiere consumato di Giacomazzi può condurlo a divagazioni puramente decorative o ad eccessi di virtuosismo; è questo il suo rischio. Quasi sempre, tuttavia, l‘artista riesce a controllarlo, riconducendo ogni elemento del dipinto all‘interno dell‘atmosfera complessiva del dipinto stesso. GIOVANNI GRANZOTTO, 1998 Giacomazzi è un pittore di grande suggestione e capacità tecnica. Nei suoi quadri esprime una ricerca della rappresentazione della figura femminile, in modo semplice, essenziale e sintetico. L‘uso sapiente della luce, il gioco dei pieni e dei vuoti, le rotondità aggraziate delle modelle esprimono una pacata e misteriosa sensualità. I corpi sono tracciati con gesto libero, ampio, sicuro e sinuoso: l‘impiego appropriato e delicato del pigmento nei soggetti e nello sfondo creano un ‘unica superficie cromatica in cui l‘immagine emerge senza violenza, ma con naturale espressività. L‘atteggiarsi attento, accattivante e serenamente complice di queste donne, immerse in un ambiente indefinito e sfumato, diventa il vero ed autentico soggetto del quadro. Splendide immagini in una atmosfera rarefatta, caratterizzata da luci ed ombre in assenza di tempo e di luogo. In sintesi la bellezza fisica nell‘equilibrio cromatico. Il mondo pittorico e immaginario di Giacomazzi è quindi un universo di ermetica, pura armonia e di composta tranquillità; non si riceve l‘impressione di rubare colpevolmente un attimo di intimità a queste donne e neppure di venire soggiogati dalla loro avvenenza. Di fronte a queste opere si prova la rassicurante sensazione di essere in perfetta sintonia con esseri affini, con i quali, in intimità e complicità, si è intenti a discorrere di gradevoli argomenti. Eppure la bellezza orgogliosa delle figure e la silenziosa serenità delle atmosfere non celano all‘occhio attento il velo di malinconia che traspare solo da un gesto o da un riflesso. Questa polarità di emozioni caratterizza un artista perfettamente calato nel nostro tempo; un artista che sa cogliere il bisogno di rassicurante bellezza e la solitudine dell‘uomo moderno. GINO BALBONI, 1998

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