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ANGELI FRANCO
 
ARTISTA OPERE MOSTRE IN ASTA
 

FRANCO ANGELI (ROMA 1935 - ROMA 1988) Giuseppe Angeli, in arte Franco, nasce a Roma il 14 maggio 1935 nel quartiere San Lorenzo, da una famiglia di solida tradizione socialista, costretta spesso a spostarsi, prima a Borgo Pio e dalla fine del 1942 in Via Angelo Brunetti, per scampare alle accuse di sovversivismo. Terzo di tre fratelli, non porta a termine gli studi elementari a causa della guerra. Dopo la morte del padre, Angeli inizia a lavorare giovanissimo per provvedere alla madre malata: porta carretti al mercato, è aiuto-barbiere, lavora in una lavanderia, in un‘autotappezzeria, dove apprende, come diceva Gino De Dominicis, l‘uso del velatino e fa anche il carrozziere, prendendo confidenza con sagome, ritagli e stampini, che utilizzerà nelle sue opere. Dopo la morte precoce della madre, all‘età di tredici anni Franco è accudito da uno dei fratelli più grandi, Otello, di chiare idee politiche, sindacalista e poi segretario della sezione del Partito Comunista di Cinecittà. Angeli intraprende l‘attività artistica nel 1955-1957 da autodidatta, a parte il rapporto con lo scultore Edgardo Mannucci, nel cui studio ha la possibilità di vedere i quadri di Burri. Risente inizialmente della poetica informale, realizza tele monocrome e materiche dai toni scuri, che poi ricopre con calze di nylon strappate e lacerate, a simbolo di povertà e dolore. Le immagini del tragico bombardamento di San Lorenzo, vissuto durante l‘infanzia, riappaiono nelle prime opere: "La materia per me è un frammento di questa enorme lacerazione che ha travolto l‘Europa; i miei primi quadri erano così, come una ferita dalla quale togli dei pezzi di benda…dove il sangue si è rappreso ma non è più una macchia rossa- Tutto doveva apparire lacerato, affranto". Angeli aderisce al Partito Comunista nella sezione di Campo Marzio e nel 1955 conosce prima Tano Festa e poi Mario Schifano; instaura con loro un profondo rapporto di amicizia le cui radici sono la stessa estrazione popolare e l‘esperienza della Guerra. Verranno definiti "maestri del dolore", gli artisti della Scuola di Piazza del Popolo, che si ritrovano intorno al bar Rosati e nelle gallerie La Tartaruga di Plinio de Martiis, L‘Appunto e La Salita: tra loro Francesco Lo Savio e Pino Pascali, Jannis Kounellis e Fabio Mauri. Angeli frequenta Guttuso e ama la pittura di Caravaggio e di Kees Van Dongen (gli dedicherà i titoli di alcuni quadri, dopo averlo visto in mostra a Ginevra nel 1976) e ha un‘altra musa che è la poesia: Sandro Penna, Cesare Vivaldi, Nanni Balestrini sono suoi amici e scrivono più volte per accompagnare i suoi quadri.

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